GIVEAWAY: una recensione per il podcast

Fino al 31 ottobre sarà possibile vincere una maglietta di FiloSoFarSoGood partecipando al Giveaway di Daily Cogito! Basterà scrivere una recensione ai miei due podcast su iTunes (si partecipa SOLO con iTunes, ma anche se non si ha l’account è facile crearsene uno) e a fine mese estrarrò tre nomi, prendendoli sia dalle recensioni di Daily Cogito che da quelle di FiloSoFarSoGood.

Quindi, puoi anche lasciare due recensioni, una per podcast, al fine di migliorare le tue possibilità di vittoria! I vincitori potranno scegliere tra la maglietta di FiloSoFarSoGood e una copia del mio Elogio dell’idiozia, e il premio verrà spedito direttamente a casa loro!

Puoi lasciare le tue recensioni ai seguenti link
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E se ancora non hai ascoltato i miei podcast, beh, questo è il momento giusto per rimediare!

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Swiss Army Man e lo Scandalo della Vita

Che cos’è lo scandalo?
Lo scandalo è quell’elemento della vita che tutti condividiamo necessariamente ma che nessuno ha il coraggio di mostrare agli altri. Per esempio, le scoregge: tutti scoreggiamo, tutti emettiamo gas di scarico dal deretano, ma nessuno di noi si sognerebbe di scoreggiare in pubblico (o perlomeno, nessuno lo farebbe emettendo un suono che segnali il suo gesto in modo incontrovertibile). Persino le donzelle più dolci scoreggiano, e così come loro anche i preti e gli asceti medievali. Eppure, agiamo come se le scoregge fossero estranee alla nostra vita, come se dovessimo seppellirle sotto una maschera. Tutti noi maschietti abbiamo delle erezioni, e spesso queste guidano la nostra vita più dei pensieri razionali, ma nessuno si sognerebbe di mostrare a tutti in pubblico la propria erezione, a meno che non voglia essere denunciato per molestie.
Tutti moriamo, ma nessuno mostra la propria morte, né desidera manifestare la paura del morire.
Swiss Army Man è un piccolo gioiello che parla dello scandalo e della vergogna che esso porta con sé. Un fantastico viaggio, una rara perla di originalità cinematografica che mette in mostra lo scandalo della morte, che scoreggia, si fa guidare da erezioni e ci lascia attoniti, basiti, privi di appigli razionali per capire cosa diavolo stia succedendo alla nostra vita.
In fondo, lo scandalo è la vita stessa, solo che preferiamo non accorgercene e anzi, viviamo come se vivere fosse la cosa più normale del mondo.
Ma non è così.

“And when we meet on a cloud / I’ll be laughing out loud / I’ll be laughing with everyone I see / can’t believe / how strange it is to be anything / at all”

Dirk Gently 2: una Super-Delusione

Devo ammetterlo: le mie aspettative erano molto alte.
Ma non posso comunque pensare che fosse questo il problema stavolta. Perché se la prima stagione di Dirk Gently era stata un piccolo gioiello di narrativa, perfettamente aderente allo spirito con cui Douglas Adams aveva scritto i racconti riguardanti l’investigatore olistico per eccellenza, la seconda stagione non è soltanto un abbassamento dei livelli, è semplicemente… non Dirk Gently.
Max Landis aveva creato la serie patafisica perfetta, sia nella sceneggiatura che nella messa in scena e nelle interpretazioni. La prima stagione della serie targata BBC era stata uno degli eventi cinematografici più interessanti dello scorso anno.
Ma tutti gli elementi che caratterizzavano l’originalità della serie nella prima stagione, come per esempio la non necessità di dare una spiegazione razionale ad avvenimenti completamente assurdi, l’incoerenza comportamentale a volte spiazzante dei personaggi, l’iperbole narrativa spaesante che lasciava lo spettatore a bocca spalancata ma senza fargli pesare l’estraneità alla comprensione, tutto ciò viene perduto e sovvertito nella seconda stagione, trasformando Dirk Gently in una normalissima serie fantasy priva di originalità e divertimento. Persino il meraviglioso (nella prima stagione) Trio Chiassoso, elemento di pura schizofrenia narrativa che creava uno scompiglio perfetto per mandare avanti il motore della serie, in questa seconda stagione diventa una macchietta metaforica priva di spessore.
E questo non ha a che fare solo con le mie aspettative. È come se dalla serie TV futura sul Signore degli Anelli togliessero tutti i riferimenti a Sauron, tutti i rimandi all’eroismo decaduto di Gondor, tutto ciò che concerne la magia e gli elfi.
A quanto pare, la serie è risultata così indigesta che la BBC ha deciso di cancellarla e non rinnovarla per una terza stagione. Se di primo acchito questo poteva sembrare un danno (l’ho saputo prima di guardare la seconda stagione), ora posso dirlo: Dirk Gently dura soltanto una stagione. E se non l’avete vista, guardatela.

Dalla Civil War alla Personal War

Sono finalmente andato a vedere “Captain America: Civil War” e ne ho già brevemente discusso vocalmente sul mio canale Telegram. Ma mi pareva opportuno scrivere alcune righe di riflessione per un film a lungo atteso.

Prima di tutto bisogna dire che “Civil War” è un grande film: la regia, la fotografia, ma soprattutto la scrittura (sia della sceneggiatura che dei personaggi) sono di alto livello, probabilmente un paio di scalini sopra i già ottimi episodi precedenti. In un panorama cinefumettistico dove la scrittura dei personaggi è quasi sempre sacrificata all’altare della spettacolarità (vedi “Batman V Superman: Dawn of Justice“), questo è un elemento che soddisfa molto chi come me è interessato alla narrazione e alla trama di un film.

Ciò non significa che chi ricerca la spettacolarità verrà deluso. “Civil War” è un concentrato adrenalinico di splendidi combattimenti e momenti mozzafiato, ma senza esagerare (per fortuna). Continua a leggere “Dalla Civil War alla Personal War”

Storytelling: ciò che gli Americani hanno capito (e gli europei no)

Ogni cosa che ci circonda è una storia.
Le storie che funzionano sono quelle che riescono a spostare l’immaginario della massa e che, facendo questo, muovono la politica, l’economia e l’opinione pubblica.
Gli Americani l’hanno capito perfettamente e questo è in linea con la filosofia sviluppatasi negli USA durante lo scorso secolo. Continua a leggere “Storytelling: ciò che gli Americani hanno capito (e gli europei no)”