Opinione ed Appartenenza

Poter cambiare opinione è una grande ricchezza. Significa saper prendere le distanze dalle proprie convinzioni e rendersi conto che il mondo è molto più complesso di quanto il mio impianto concettuale e interpretativo mi mostra di volta in volta.
Mi rendo conto che oggi sta diventando sempre più difficile saper cambiare opinione. Questo dipende dal fatto che l’opinione non è più qualche cosa che nutro nel mio privato, che confronto con le mie letture e le mie esperienze e che condivido magari con la sola stretta cerchia dei miei affetti. Oggi l’opinione è tratto distintivo di un’appartenenza, la divisa da indossare per cameratismo, il segno distintivo del fatto che faccio parte di una determinata comunità.
Fin quando l’opinione era una cosa privata, concessa soltanto a coloro di cui avevo fiducia, cambiarla significava avere il tempo, la possibilità, la pazienza di spiegare, razionalizzare, far comprendere quel cambiamento. Soprattutto, non comportava il rischio di venir ostracizzato, espulso dalla comunità, dalla cerchia. Oggigiorno, essendo l’opinione diventata pubblica e manifesta, cambiarla significa disattendere le ritualità, le cerimonie, le convinzioni, la semiotica e la grammatica della mia appartenenza.
Perciò, all’interno della mia “comunità di opinione” non si propongono letture alternative ad essa, non si discute con chi non fa parte della cerchia, non si parla di concetti, idee o fatti alieni a ciò che si ritiene normale e ammesso in quel determinato contesto. All’interno della mia comunità siamo al sicuro nel pensarla come abbiamo deciso di pensare e non dobbiamo temere alcuno sconvolgimento dell’ordine stabilito.
E se qualcuno ha la (s)fortuna di imbattersi in un dubbio, magari perché in libreria gli è caduto sul piede un libro che afferma l’esatto opposto di quanto tutti noi pensiamo lì dentro, o perché si innamora di una persona che sostiene idee contrarie alle nostre, allora dovrà guardarsi bene dal farsi persuadere da tutto ciò. E nel caso cambiasse idea, gli renderemo impossibile restare all’interno della nostra comunità. Come ha osato portare qui dentro un po’ di alternativa?!?
Cambiare opinione oggigiorno è difficile perché può significare dover ripartire da zero, vedersi espulso dalla propria comunità di appartenenza, veder cancellate amicizie, conoscenze e affetti. I pochi che hanno il coraggio di cambiare idea dovranno arrendersi a questo brutale fatto.
E nessuno mi farà cambiare idea a riguardo.
Annunci

MARTEDÌ SBERLE: Il Peso Più Grande

Ha mai trovato il coraggio di ammettere a te stesso, “nella più solitaria delle tue solitudini” (cit.), il fatto che qualsiasi possa essere la tua idea sul mondo, sulla vita, sull’universo e su tutto quanto, essa altro non è che l’ammissione più patetica della tua fragilità, delle tue incertezze, dei tuoi dubbi senza risposta? Qualsiasi sia la tua convinzione, la tua “radicata inestirpabile pericolosa idea” (cit.), si tratta soltanto di una corda lanciata nel vuoto siderale, nella speranza che essa possa aggrapparti a qualche barlume di speranza? Non hai mai confessato a te stesso che la più fondamentale delle tue certezze altro non è che il tentativo di urlare al mondo: “Ehi, io sono qui, non lasciatemi solo!”?
Quando leggiamo la “Critica della Ragion Pura” di Kant, desideriamo trovare tra le sue pagine la forza di un uomo che aveva trovato conferma delle sue posizioni, che aveva scovato un appiglio per sentirsi meno in balìa delle cose incontrollabili, ma dimentichiamo colpevolmente di scorgere l’uomo che cerca di dare un ordine alle cose, di trovare stabilità nel mezzo della tempesta, l’uomo che si sveglia al mattino e ha bisogno di dare un senso agli incubi della notte. Leggendo “Essere e Tempo” di Heidegger, amiamo osservare il movimento sontuoso che tra le righe ci suggerisce un incedere di straordinaria sagacia, ma preferiamo chiudere gli occhi di fronte all’evidenza che ci mostra un uomo nudo, che incespica tra le domande che gli si accavallano di fronte, che rendono scoordinata la sua passeggiata, che minano il suo equilibrio in ogni dove.
Ogni uomo è un incedere spezzato, stroncato, comico, che cerca di mascherarsi da parata militare” (cit.)
E se ogni uomo è questo, coloro che hanno lanciato nell’etere le parole più forti, più determinanti, più durature, sono quelli il cui incedere era ancora più incerto, squilibrato, tartagliante. Perché di questo si tratta, quando parliamo di filosofia. Essa è la confessione che un uomo fa a se stesso, cercando nella pagina uno specchio utile a guardarsi chiaramente mentre sussurra: “Che ne farò, di me? Che ne farò, di queste idee? Che ne farò, di questo mondo?” Quando Kant scriveva la Critica, o quando Heidegger scriveva il suo capolavoro, non possiamo non accorgerci di questo fatto, poiché questo è l’unico modo per far sì che la filosofia serva davvero a qualcosa: essa ci indica un metodo per cui sia sopportabile la nostra incompiutezza.
Tornando a te, quante volte hai tentato di usare le tue convinzioni contro il mondo, contro gli altri, come per vincere una diatriba il cui premio sarà sempre e solo la nullità e la futilità? Quante volte hai lanciato un’idea per prevaricare, nel tentativo di affermare la tua superiorità sugli altri, sul mondo? “Scriviamo una parola sempre come se dovesse essere l’ultima parola mai scritta” (cit.) perché in fin dei conti non sopportiamo l’idea che qualcuno verrà dopo di noi a raccogliere le nostre spoglie, che qualcuno parlerà dopo di noi come se ciò che avessimo detto fosse stato insufficiente, che qualcuno esisterà dopo la nostra assenza come se la nostra presenza avesse contato meno di nulla. Non sopportiamo la possibilità di essere stati ininfluenti, perciò cerchiamo di dimenarci follemente al fine di diventare assoluti. Ecco perché le nostre idee devono sembrarci assolute: al fine di darci l’illusione di non aver sprecato la nostra vita.
Ma la vera consapevolezza non sta nell’essere assoluti. La vera consapevolezza sta nel renderci conto che la mia vita sarà sempre sprecata poiché non potrò mai essere all’altezza di tutte le possibilità che essa mi pone di fronte. Non potrò mai prevaricare il mondo poiché esso mi imporrà sempre la sua eccedenza, che la mia piccolezza non sarà mai in grado di afferrare. Non potrò mai prevaricare l’altro, poiché di fronte all’altro “sarò sempre così nudo da divenire trasparente a me stesso, senza possibilità di nascondimento” (cit.).
Ogni idea, ogni convinzione, ogni certezza è solo il modo con cui cerchi di convincerti della tua invincibilità. E lo capisco, perché anche io scrivo queste righe nel tentativo di sentirmi invincibile. Ma devo arrendermi, qualsiasi idea possegga la mia mente. Devo arrendermi al fatto che un giorno morirò, che uomini più grandi e forti di me si sono arresi alla loro fragilità, che donne più straordinarie e memorabili di te hanno lasciato segni indelebili, eppure sono state sconfitte.
Solo di fronte a questa consapevolezza potrò davvero fare qualcosa di buono per me.

La Propaganda di P2.0

int
Il meraviglioso gruppo di P2.0! 13.14.15 aprile 2018

Un altro seminario è passato, un’altra meravigliosa avventura è trascorsa sotto il cielo e i tetti dell’Ostello di San Salvaro. Due giorni dedicati alla Propaganda: la filosofia dietro questo concetto, gli stratagemmi di persuasione, l’attualità della Propaganda nella sua forma digitale. Ma soprattutto, tanti momenti di condivisione e dibattito, in cui poter creare il giusto contesto per discutere di un argomento tanto delicato.

10
Una delle numerose attività di gruppo a P2.0

Il seminario, tenutosi tra il venerdì sera del 13 aprile e la domenica pomeriggio del 15, ha alternato momenti di conferenza e workshop a gioco e divertimento, e devo dire che si è creato uno spirito di gruppo fantastico. Collaborazione e condivisione, discussione e dibattito, non nego che mi piacerebbe dovermi barricare con queste persone in caso di un’apocalisse zombie imminente.

Il seminario ha visto anche la straordinaria partecipazione di Matteo G.P. Flora, esperto di digital propaganda, reputazione online e comunicazione, il quale ha tenuto una conferenza sul funzionamento dei bìas cognitivi alla luce delle vicende di attualità che hanno visto lo scatenarsi di movimenti propagandistici di massa. Le altre conferenze, da me tenute, hanno visto la trattazione della natura della propaganda alla luce dell’uso che facciamo del linguaggio, la struttura del nostro cervello in relazione alla persuasione e l’uso del pensiero critico al fine di saper prendere le distanze dalla propaganda (politica, pubblicitaria o semplicemente concettuale) che ogni giorno ci circonda.

Grazie all’ospitalità dell’Ostello San Salvaro è stato possibile organizzare questo nuovo seminario in cui filosofia e attualità, riflessione e divertimento hanno potuto trovare terreno fertile per tutti coloro che hanno voluto cimentarsi in questa avventura!

Le registrazioni integrali del seminario saranno disponibili per i Mecenati di livello 3 o superiore dalla prima settimana di maggio. Se vuoi ascoltare gli audio integrali di tutte le lezioni, iscriviti al mio programma Patreon entro il 30 aprile.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato a P2.0!

 

MARTEDÌ SBERLE: Non ne saprai mai abbastanza

Grazie al cielo ci sono molti più libri al mondo di quelli che i miei pochi giorni sulla Terra mi permetteranno di leggere. Certo, grazie alla mia insonnia universitaria sono riuscito a leggere il doppio di qualsiasi mio compagno di corsi, tra il 2006 e il 2011, ma questo non toglie il fatto che le parole presenti nel mondo, gli autori, le pagine e i testi su cui studiare e imparare sono esponenzialmente più numerosi di quelli che la mia vita mi permetterà di incontrare.
Perché sto dicendo questo? Beh, perché la tendenza a voler considerare assolute le opinioni e le idee dei filosofi, dei letterati e degli intellettuali che nel corso della mia vita ho incontrato, è frutto della miopia che nutriamo nei confronti di quanto appena detto. È comprensibile infatti che, se durante la mia vita ho dedicato quindici anni allo studio approfondito di Schopenhauer, mi troverò nella necessità di considerare Schopenhauer come l’autore più importante della storia del pensiero umano. Allo stesso modo, se ho dedicato trent’anni a glossare Platone, avrò sviluppato la convinzione che la sua opera rappresenti l’apice della produzione filosofica umana. Questo avviene perché detestiamo la possibilità di aver sprecato così tanti anni, energie e pensieri nello studio di qualcosa che si riveli essere… non così tanto importante. Sarebbe come dire che quei trent’anni non sono stati così importanti (e pensate a chi ha trascorso quarant’anni a studiare Niccolò Cusano…).
Ed è per questo che, ogniqualvolta io mi trovi nella necessità di dire qualcosa come: “[inserire nome autore] è sopravvalutato”, oppure: “La filosofia di [inserire nome autore] non è così solida come si vorrebbe far passare”, o peggio: “A me [inserire nome autore] proprio non va giù”, vengo raggiunto puntualmente da decine di mail, commenti e risposte tra il piccato (“Eh ma il signorino ha il palato troppo fine per abbassarsi al livello dei comuni mortali!” recitava un recente commento piccato), l’indignato (“Ma come si può anche solo pensare di criticare un tale gigante? Mi meraviglio di te!”) o pesantemente offensivi (e qui tra “coglione incompetente”, “imbecille ciarlatano” e “cretino millantatore” gli esempi si sprecano).
Ora, sarà che io non mi sono mai innamorato a tal punto di un autore o di un’idea da farla corrispondere necessariamente alla realizzazione della mia vita (l’esempio a cui sono andato più vicino è Spinoza, ma col tempo sono riuscito ad accorgermi persino dei limiti dello spinozismo, grazie anche a coloro che me li hanno fatti notare), ma trovo incredibile l’atteggiamento di chi, di fronte alle critiche più o meno motivate nei confronti dell’eventuale amore filosofico, dà in escandescenze perdendo completamente il lume della ragione. D’altra parte, dopo aver fatto un bel respiro, lo capisco perfettamente: l’uomo è quell’essere limitato che non accetta la propria limitatezza. E se alcuni rispondono a ciò facendosi una ragione del fatto che non si potrà mai afferrare la verità assoluta sul mondo nei pochi giorni che trascorriamo qui, altri rifiutano con forza l’idea che la loro esperienza del mondo sarà sempre ridicolmente infinitesimale di fronte alla vastità del mondo stesso.
Fate perciò pace con i vostri demoni. Anche se sei il più grande esperto mondiale di Berkeley, al punto da conoscerne persino il numero di starnuti, l’aroma delle mutande e il nome del suo amico invisibile (e non della sola infanzia), ciò non fa di te il detentore della verità assoluta. La tua conoscenza sarà sempre così parziale da risultare invisibile di fronte a tutto ciò che avresti potuto studiare, imparare e approfondire. Dovresti invece stupirti della varietà di informazioni, idee, intuizioni di cui non avrai mai nemmeno un balenìo, dovresti meravigliarti di fronte alla gargantuesca inesplorabilità dello scibile umano, e concedere al mondo l’umile volto di colui che, pur avendo trascorso l’intera esistenza nello studio di Flaubert, sa che ciò è solo un accidente che ti ha reso esperto in qualcosa di insignificante, per quanto bello e meraviglioso. È una fortuna essere così limitati ed infinitesimali, volete mettere la responsabilità di detenere sempre la verità assoluta sul mondo rispetto alla giocosità che la consapevolezza dell’ignoranza mi concede? Mi venga un accidente se faccio a cambio!
Quindi, mio caro studioso, non incazzarti quando dico perentoriamente, pur avendolo studiato a fondo, che Hegel era un coglione. Non sto certo negando che abbia un valore studiarlo (cosa c’è di più prezioso dei coglioni, per un uomo?). E ricorda che i frutti (tipo Marx) non cadono mai così lontani dall’albero.

Il Reddito di Persecuzione

Erano passate sedici ore dall’ultimo momento in cui un drone civile l’aveva avvistato. Quel sottoscala nella fabbrica abbandonata di via Perizzi si era rivelato un nascondiglio estremamente efficace, chi l’avrebbe mai pensato.
Manufatto Giò aveva le gambe intorpidite, dolenti, dal momento che la nicchia in cui stava nascosto era davvero piccola e scomoda. Perciò, si arrischiò ad allungarsi concedendo ai piedi di fare capolino fuori dal nascondiglio.
La prossima mossa quale sarebbe stata? I droni civili pattugliavano ogni anfratto della città da circa trenta metri d’altezza, alla loro webcam non sfuggiva nulla. Ogni sua mossa sarebbe stata trasmessa in diretta nazionale: “L’antisociale che non vuole la sopravvivenza”, così l’avrebbero chiamato. “L’individuo che fugge dal benessere”, ecco gli epiteti che gli sarebbero toccati. “La faccia di merda che fugge dai soldi, il pezzente che non ha bisogno di noi”, così ne parlava la gente.
Eppure, Manufatto Giò non riusciva proprio a capire cosa ci fosse di così sbagliato nel suo comportamento. Insomma, in fin dei conti non sarebbe stato meglio per tutti se avessero assecondato il suo desiderio? La fetta da dividere sarebbe stata più ampia per tutti loro, anche se di pochi centesimi. Lasciatemi in pace, insomma, non lo voglio il vostro assegno! Continua a leggere “Il Reddito di Persecuzione”