Audiocorso di Scrittura (e Lettura) Creativa! Disponibile online!

Narrativa, Scrittura Creativa

Il corso che ho tenuto quest’anno in Accademia Orwell è stato magnifico, con tante idee, tanti autori e una montagna di richieste provenienti da tutta Italia: “Come faccio a seguire le lezioni?!?

Così, ho deciso di audioregistrare integralmente il corso di Scrittura Creativa e di renderlo disponibile per il download.
Il corso consta di 20 lezioni (15 di scrittura creativa, 5 di lettura creativa), quasi 14 ore di registrazione tra esercitazioni originali, teoria della letteratura, autori di ogni genere, filosofia e narrativa, e il suo fine è quello di fornire utili strumenti per scrivere e raccontare nel modo migliore possibile! La scrittura creativa è il mezzo perfetto per comprendere cosa possiamo fare della scrittura e questo corso è l’occasione migliore per farlo!

Il costo del corso è di 60€ e una volta effettuato il pagamento tramite PayPal (a QUESTO link) provvederò a inviare il link dal quale scaricare il pacchetto con tutte le lezioni e i power point delle lezioni! I file audio potranno poi essere ascoltati ovunque: sul cellulare, iPod, in radio mentre guidate!
Per ulteriori info: accademiaorwell@gmail.com

Elogio dell’idiozia a Bologna (10.07)

elogio dell'idiozia, Eventi, Filosofia

Martedì 10 luglio alle ore 18 l’Elogio dell’idiozia arriva a Bologna, presso la libreria Ubik di via Irnerio, 27! Ad aiutarmi nella presentazione ci sarà Riccardo di WesaChannel, e per un’oretta cercheremo di raccontarvi l’idiozia, di sviscerarla e di convincervi del fatto che IL MIO LIBRO VA LETTO, OCCHEI?

Ci vediamo martedì a Bologna! 😉
QUI l’evento Facebook!

FLYERbologna

Martedì Sberle: Assomigliare a me stesso

Filosofia, Martedì Sberle

La peggior sberla filosofica che io abbia mai ricevuto mi è arrivata con un secolo di rincorsa, direttamente da Nietzsche: “Diventa ciò che sei! Diventa te stesso!”
Ma come, fu la mia risposta d’acchito, con la guancia ancora violacea, io sono me stesso, maledizione! Guardami, mi vedi? Eccomi qua, in tutto questo identitario splendore! Osservami, io sono come mi vedi.
E invece no.
C’è una certa fatica della vita umana, una fatica che con ogni probabilità altri esseri animati non percepiscono poiché sprovvisti di un forte senso di autocoscienza, ed è la fatica del somigliare a se stessi. È una frase che può far sorridere i più sprovveduti ma che porta con sé un carico di angoscioso abisso per chi sappia scrutarne le profondità: devo assomigliare a me stesso. Ciò implica che il lavoro del pensiero è quello di far aderire ad un qualcosa intangibile, inarrivabile, irraggiungibile, ovvero a “me stesso”, quella cosa che spesso usiamo per gioco, inconsapevolmente e spesso con troppa leggerezza, ovvero… “me stesso”.
C’è una scissione faticosa e incolmabile tra quello che sono e quello che dovrei essere, tra il mio stato attuale e la mia potenza, avrebbero detto Spinoza e Bergson. C’è un divario incolmabile tra la mia attualità e la mia inattualità, tanto per dirla con Nietzsche (e sono così in imbarazzo a parlare di questo argomento che devo per forza prendere a prestito le parole d’altri). C’è un salto insostenibile tra ciò che vedo ora allo specchio e la natura di ciò che io sono. E il mio lavoro non è affatto quello di riconoscermi, guardarmi, osservarmi, ma è quello di divenire, di ascoltare una trasformazione, di assecondare un mutamento. Il mio lavoro è pensare in un modo che assomiglia a ciò che sto diventando, comportarmi in un modo che aderisca alla tensione che incarno, parlare in una maniera che rappresenti non quello che sono, ma quello in cui mi trasformo di continuo.
Molto spesso oggigiorno si sente ripetere che la libertà sta nell’accettarsi. Ma si tratta di un pensiero incompleto, poiché se accettassi quello che sono ora, nella mia attuale forma mentale e corporea, probabilmente dovrei tramutarmi in pietra, come i troll sorpresi dall’alba repentina. Non ci si accetta per ciò che si è, ma si accetta la trasformazione che continuamente ci pervade, il divenire che incarniamo, la mutazione in cui siamo coinvolti. Accettiamo la scissione tra ciò che vediamo di noi stessi e quello che diventeremo poi, troppo piccoli per decidere quando fermarci, troppo impotenti per determinare il momento in cui basta. Possiamo convincerci in ogni momento di aver trovato l’Eldorado o la Terra Promessa, ovvero il luogo e il tempo in cui quello che sono e quello che dovrei essere corrispondono perfettamente: è quello il Paradiso, il posto nel quale la trasformazione, la tensione faticosa della vita trova finalmente riposo. Ma quella convinzione sarà di nuovo fatta a pezzi da qualcosa di potente, di incontenibile, di inestinguibile.
Questo accade perché siamo totalmente ciechi tanto a quello che siamo (poiché il presente ci sfugge, l’attualità è già scomparsa nel momento in cui tento di osservarla) quanto a quello che dovremmo essere (dal momento che non abbiamo alcuna via d’accesso al luogo da cui proveniamo, non sappiamo com’è fatto il nostro animo, non abbiamo alcuna idea della natura che ci compone). Quella cecità, quell’oscurità che viene prima (“The darkness that comes before”, per prendere a prestito le parole di Scott Bakker) siamo esattamente noi, siamo la tensione tra il prima e il dopo, siamo lo scollamento tra l’attuale e l’inattuale, siamo il movimento di trasformazione. La sberla più grande è quella che riceviamo quando, convinti di aver trovato il nostro luogo di pace, ci accorgiamo di essere di nuovo in viaggio, controvoglia e controvento, presi in quel turbine di ceffoni che è la vita. E abbandoniamo la pesantezza dell’essere per gettarci nella corsa del diventare, di nuovo, qualcosa d’altro, qualcosa che assomigli ancora di più alla mia vita.
***
elogioIl 6 giugno è uscito “Elogio dell’idiozia”, il mio nuovo libro per edizioni Tlon. Lo puoi trovare su Amazon (QUI in formato ebook) o IBS! La prossima presentazione si terrà martedì 10 luglio presso la libreria Ubik di Bologna! QUI tutti gli eventi futuri!

Un Filosofo in Azienda – Thiene, 4 luglio

Eventi, Filosofia

Chi ha detto che con la filosofia, la letteratura e le scienze umane non si possa lavorare? Sono sempre di più le aziende e i professionisti che si rivolgono a questi background formativi per risolvere problemi e trovare soluzioni.

Il luogo comune secondo cui “le scienze umane sono l’anticamera della disoccupazione” ha fatto il suo tempo. In un mondo dove il business cambia velocemente, le competenze e il valore rappresentati da un laureato in filosofia, letteratura, scienze politiche o scienze della comunicazione sono sempre più richiesti. 

L’intellettuale leccaculo del XXI secolo

Filosofia, Riflessioni Politiche

In Italia non abbiamo avuto molti intellettuali veri, abbiamo però avuto moltissimi intellettuali “di corte”, ovvero gente che usava la cultura (spesso scarsissima) solo per produrre discorsi che solleticassero l’ego del potente di turno, del governante o del sovrano.
Questi intellettuali, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, si sono infilati dappertutto: università, scuole, televisione, accademie, salotti, poiché la politica (i datori di lavoro insomma) permetteva loro di costruirsi una credibilità non sulle capacità, sulle idee o sul valore di quanto pensavano e dicevano, ma sulle amicizie, sui contatti e sulle compagnie che frequentavano.
Questo è il motivo per cui molti intellettuali si sono sempre affiancati a politicanti, potenti, burocrati et similia: non avendo alcun valore le loro idee, i loro “libri” e i loro pensieri, non potevano far altro che appiccicarsi a qualcuno che avesse il potere di dare loro un po’ di visibilità.
Per chi pensa che la nuova generazione possa sottrarsi a questo giogo, ho purtroppo brutte notizie: il mondo intellettuale imberbe pullula di personaggetti privi di scopo, talento e originalità che però hanno già capito l’antifona e si nascondono sotto l’ala di quel parlamentare o di quel funzionarietto da strapazzo, leccando culi a forma di scranno nella speranza che un giorno qualcuno elargirà loro l’obolo tanto agognato. Questi personaggetti si fanno largo in politica mascherandosi da intellettuali, ma nella realtà dei fatti sono solo individui senza idee che vorrebbero ritagliarsi un posto nel mondo dei potenti a discapito di chi dovrebbe esserci per meriti e capacità.
Questi personaggetti si vantano di tenere lezioni in università, ma non dicono che quel posticino lì gliel’ha tenuto in caldo il parlamentare, il deputato, il funzionario che, impietosito, ha deciso di concedere quel piccolo vezzo al loro ego sgonfiato. Dicono di avere schiere di seguaci, ma non si rendono conto di venir seguiti da altrettanti personaggetti bisognosi di sapere che alla mediocrità c’è un rimedio, e quel rimedio si chiama “leccaculismo”.
E non lasciatevi persuadere quando questi personaggetti diranno che sono mossi da ideali, motivazioni alte, beni superiori: non è vero. Sono mossi da maldicenza, da incapacità e arroganza.
“La loro funzione più importante è giustificare l’esistenza dei loro datori di lavoro” scriveva Raskin a riguardo degli intellettuali di corte, e non ce ne libereremo facilmente perché la mediocrità che la politica produce è molto più forte, molto più consolatoria e molto più massiccia di qualsiasi idea dotata di buone ragioni.
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elogioIl 6 giugno è uscito “Elogio dell’idiozia”, il mio nuovo libro per edizioni Tlon. Lo puoi trovare su Amazon (QUI in formato ebook) o IBS!
Sabato 30 giugno e domenica 1 luglio sarò a Torino per due eventi correlati al libro! Non mancate!