Fughe corporee

Narrativa

Mi fai venir voglia di percorrerti.
Schermata 2015-07-19 alle 13.44.05Tutto questo solo perché sei un corpo perfettamente piatto, liscio, bidimensionale e scivoloso su cui le energie si aggrappano disperate e speranzose, sulla pelle che si perde oltre l’orizzonte e mi perde dietro i confini. Percorrerti solo perché si può, con nessun’altra velleità che non sia quella della creazione: d’altri corpi, di sensi, di mondi. Solo perché si può, perché ti offri allo sguardo e al tocco, e io mi sento come un guardingo ladro di universi: deformi, rispecchiati, inutili e immensi. Mi sento in fuga, il pensiero scambia i propri convenevoli con l’ombra sotto la tua ascella, dietro le scapole, senza lasciar posto a niente di profondo. In fuga sul corpo oltre il corpo, e io mi disfo e mi rifaccio come se fossi l’elettricità che ti rizza i peli, che solleva l’epitelio molecola dopo molecola, mangiando la polvere della strada che mi lascio alle spalle. Ti ricoprirò mentre ti pieghi, mi scardinerò mentre ti alzi, ma non si tratta di promesse, si tratta di possibilità. Incontrarti come s’incontra un cataclisma, un terremoto, un meteorite che si schianta sulla pelle del pianeta. Incontrarti, da corpo a corpo per un corpo a corpo che dà vita ad altri corpi, altre serie, nuove possibilità, percorsi e sentieri per uscire una volta per tutte da ogni non-qui impossibile: in fuga dalla polizia, dal grande fratello, dagli sguardi, rotolandoti addosso come una goccia d’acqua sulla zanzara che muore dopo aver succhiato il sangue di qualche mammifero distratto, all’ombra di una delle tue tante cellule.

Perlomeno

Narrativa

klimtl’erotismo ha i fiati scontati.
ha fianchi affusolati di pelle caucasica e poche unghie che lasciano il segno sui peli. le scie comiche delle risate per il solletico, sollecito, illecito, e le provocazioni del caso e del caos, e denti scoscesi discesi su spalla e seno. curve dalle quali fuoriuscire la strada o gli occhi o la lingua, e poi mani immani, mani che abbrancano intorcono frugano estraggono contraggono intrufolano. non c’è parola che tenga o che mantenga promessa, non c’è promessa ammessa o annessa ai silenzi scambiati come l’intimo tra le dita. ci sono elastici da sferruzzare, pizzo da usare per nascondere un lembo di pelle immaginata immaginaria immersa immensa. c’è un labbro stiracchiato su inguine mediterraneo, l’inguine al dente da cucinare su schiena ardente. masticarti natiche e nascite di desiderio, frammiste a contrazioni genuflessioni occhioni furbi che pigliano il corpo tutto e l’inghiottono in pupille troppo salaci per lasciartele lì senza reagire. l’andirivieni di vieni e vengo, d’aspetta e attendo, osteggiato dal tempo che scorre sulla tua bocca aperta al sole buio della lampada spenta per quel poco di pudore che traspare oltre le parole. consumarsi come un orto avvolto da fiamme fredde, ansimarsi come deserti spazzati da immobili venti, poi lasciarsi andare oltre le sabbie dell’eadesso? perdonami questa poca chiarezza mangiucchiata dalle parole che se ne escono così come vogliono, un poco come il magma, un poco come la pelle, un poco come gli occhi lucidi dopo l’orgasmo, ma avremo di che preoccuparci delle cose poco importanti, in un futuro deciso da altri. l’erotismo è tutto ciò che non decidiamo, coincidendoci. è ciò che non parliamo, mormorandoci. è ciò che ci investe, travestendoci. l’erotismo è eroismo, per quel poco che ci è concesso di salvare da questo mondo. perlomeno.
io e te.