Tre mondi nel mondo

Non esiste una sola globalizzazione, esistono tre globalizzazioni.
 
La prima è la globalizzazione politica, quella statunitense, guidata da un disegno di unificazione democratica del mondo. La sua aspirazione è un’universalità umana basata sul diritto: perseguimento della felicità, del profitto e della sopravvivenza (necessariamente in questo ordine) sono i tre cardini che spingono il motore statunitense verso il suo obiettivo. La prima manifestazione di questa globalizzazione è stata quella coloniale (perciò pre-statunitense) e il commonwealth resta tutt’ora il suo traguardo più chiaro. Il grande problema di questa globalizzazione è il disordine ingovernabile lasciato laddove essa abbia fallito: Indocina, Sud America e Medio Oriente. La sua filosofia è quella utilitarista: il maggior benessere per il maggior numero di persone possibile, anche prendendosi la responsabilità degli “effetti collaterali“.
 
La seconda è la globalizzazione commerciale, quella cinese, motivata dalla possibilità di riunire tutti i popoli della terra sotto l’effige del libero scambio. Questo disegno globalista, nato negli ultimi 25 anni, è il più giovane dei tre di cui parlo, ma è anche il più attivo. Il suo percorso, seppur appena iniziato, è veloce e determinato. Il progetto della “nuova via della seta” mira non solo a unificare commercialmente l’intero continente euroasiatico, ma soprattutto a tagliare fuori dalla fetta di mondo più ricca gli Stati Uniti e la loro globalizzazione politica. Il grande problema è l’eliminazione del diritto in favore del profitto e la conseguente disumanizzazione del lavoratore. La sua filosofia è il contrattualismo: possiamo essere acerrimi nemici, ma fintantoché le nostre azioni saranno regolamentate da un contratto sociale, non abbiamo nulla da temere.
 
La terza è la globalizzazione teologica, quella islamista, spinta dalla convinzione secondo la quale l’umanità sia necessariamente volta alla conversione. L’Islam, anche quello più moderato, è una religione che non ha conosciuto un vero processo di secolarizzazione. Perciò, il potere temporale e quello spirituale, agli occhi di un islamico, sono separati solo de facto, ma non de iure. Ciò significa che il modello politico predicato dall’Islam è una globalizzazione teocratica, in cui le parole sacre corrispondano alla costituzione. Questo è il movimento globalista più antico dei tre, ma anche quello meno organizzato e influente. Il terrorismo è una chiara manifestazione della sua impotenza, ma questo non significa che sia la sua sola arma. I paesi arabi stanno crescendo demograficamente in modo velocissimo e gli accoliti dell’Islam rappresentano il culto più popoloso sul pianeta. Il suo enorme problema corrisponde anche alla sua filosofia: un giusnaturalismo ideologico e teologico forte che vede nell’uomo un principio universale da imporre anche a chi non lo riconosce.
 
Questi tre mondi si contendono “il mondo”, laddove nel mezzo c’è un Europa contesa e indecisa. Senza l’Europa non c’è mondo né globalizzazione. Perciò, la direzione presa non dipenderà da americani, cinesi o islamici. Dipenderà solo da noi Europei.
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Lettera Aperta ad Enrico Mentana

Gentile dott. Mentana,

ho seguito con interesse le vicende che l’hanno spinta a lanciare la querela nei confronti di Beppe Grillo, in seguito alle ignominiose dichiarazioni che quest’ultimo ha espresso sul suo blog. Premetto che io non sono né un giornalista né un politico, ma da filosofo e letterato mi ritengo un osservatore attento dei fenomeni sociali che si dipanano intorno a me. Mi sento perciò in dovere di indirizzarle queste righe per riflettere sull’accaduto in modo più approfondito di quanto la cronaca ufficiale oggi ci propone.
Se le sue parole sono state di certo legittime, dal momento che la calunnia di Grillo è non solo odiosa, ma anche fasulla e populista, vorrei riflettere insieme sull’effetto che le sue parole hanno avuto sull’opinione pubblica, il campo di battaglia dove si giocano le sorti politiche e sociali del nostro Paese.
Oggi Beppe Grillo si ritrova contro tutti i mezzi di informazione di massa: giornali, radio, televisione, tutti i giornalisti sono uniti in un sol coro a difendere con orgoglio la dignità di questa professione, l’onestà con cui viene portata avanti, la fatica e la professionalità che ne contraddistinguono l’operato. E questo, non vorrei mai essere frainteso, è assolutamente legittimo e comprensibile.
Ma, come in ogni riflessione che si rispetti, esiste un dato ulteriore da analizzare, che mi sembra venga posto colpevolmente in ombra in queste ore: Beppe Grillo vi ha portati esattamente dove voleva lui.  Continua a leggere “Lettera Aperta ad Enrico Mentana”