Consigli di lettura luglio/agosto

Carissimi,

inizialmente non avevo intenzione di fare un video sui consigli di lettura estivi, ma dal momento che ho ricevuto una montagna di richieste… non farò lo stesso il video! 😀
Ho comunque trovato un modo per venire incontro alle richieste, ovvero quello di scrivere questo articolo dandovi i titoli dei testi che ho letto e sto leggendo, con una breve descrizione (e dovrete farveli bastare per tutta l’estate)!
Perciò, se siete pronti, ecco a voi i miei consigli di lettura per luglio e agosto!

LIBRI CHE HO LETTO RECENTEMENTE 
sapol1) “L’uomo bestiale”, di Robert Sapolsky. Un testo straordinario che smonta pezzo per pezzo i pregiudizi sulla visione dei geni come “padroni” delle nostre azioni. Sapolsky, biologo e genetista di livello internazionale, dipana con grande proprietà di linguaggio (e molto umorismo) la sua idea dell’interregno esistente tra geni e ambiente, laddove il nostro comportamento e le nostre azioni trovano la giusta dimensione. Un testo divulgativo adatto a tutti coloro che vogliono addentrarsi in questo interessante campo, ma anche agli specialisti che cerchino una visione alternativa sul problema del rapporto tra geni e decisioni.

esposito2) “Bìos. Biopolitica e Filosofia”, di Roberto Esposito. Un libro che in realtà ho riletto recentemente a distanza di qualche anno dal primo approccio. Un’opera densa di riflessioni sul mutamento che la politica sta subendo nel mondo contemporaneo, una politica sempre meno volta a dirigere le masse, sempre più propensa a entrare nella “vita nuda” e biologica degli individui. “Bìos” non è solo un ottimo compendio storico e bibliografico sul tema della biopolitica, ma anche una riflessione originale sul significato che essa riveste per noi e per la nostra quotidianità. Testo imprescindibile per chi sia interessato al tema della filosofia politica contemporanea, scritto benissimo, chiarissimo e lucido.

vonneg3) “Quando siete felici, fateci caso”, di Kurt Vonnegut. Questo è un libro che ho studiato per preparare il mio corso di Public Speaking online. Si tratta di uno dei miei scrittori preferiti e della raccolta dei suoi discorsi tenuti tra gli anni Sessanta e Settanta ai laureandi in giro per gli Stati Uniti d’America. Un testo di grande ispirazione, pieno di spunti non solo retorici ma contenutistici, di esempi e aneddoti, di umorismo e riflessività. Credo si tratti di uno dei miei testi preferiti di Vonnegut perché si assapora la levatura del personaggio, sia morale che intellettuale, e si viene trascinati in un vortice di bellezza discorsiva. Molto utile anche a chi vuole capire come si scrive un discorso efficace.

UN BEL ROMANZO? 
paradiso_degli_orchi“Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac. Una storia su Malaussène, il cui lavoro è fare il capro espiatorio. Probabilmente questo è diventato il mio romanzo preferito del ciclo di Malaussène: immediato e divertente, irriverente e caustico, una lettura breve ma intensa che secondo me è perfetta per la pausa estiva! Poi, va beh, è Pennac, quindi si va sempre a colpo sicuro!

LIBRI CHE STO LEGGENDO (con opinione parziale) 
rothbard1) “Potere e Mercato. Lo Stato e l’Economia”, di Murray Rothbard. Volete leggere un libro davvero eretico dei nostri tempi? Questo testo di Rothbard fa per voi. Io adoro gli eretici perché mi costringono a rivedere profondamente tutte le mie convinzioni. Rothbard lo sta facendo, e vi giuro che le sue argomentazioni sono solide e difficili da scomporre. Un anarco-capitalista come vi capiterà raramente di trovarne, un individualista politico tutto rivolto alla costruzione di una società della ricchezza e del benessere. Soprattutto, un economista che conosce molto bene ciò di cui parla. Sto divorando questo libro, ma attenzione: potrebbe persuadervi delle sue ragioni (e questo non è affatto un male).

friedman2) “Grazie per essere arrivato tardi”, di Thomas Friedman. L’ultimo libro di uno dei più importanti editorialisti del NYTimes, perciò una garanzia di ottima scrittura e piacevolissimo stile. Sul contenuto, il testo ripercorre le rivoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni, con un particolare sguardo alla cosiddetta “Legge di Moore”, secondo la quale tutte le tecnologie avrebbero raddoppiato la propria potenza e dimezzato lo spazio e il costo necessari ogni due anni. Al fondo, l’invito ad “arrivare tardi” nell’epoca della frenesia anticipatoria. Lo consiglio come lettura estiva, ma anche come modo per riordinare alcune intuizioni, suggestioni e idee che magari troviamo sparse nella vita di tutti i giorni e non riusciamo mai a inquadrare in un paesaggio coerente.

Se poi volete regalarvi delle letture mensili interessantissime attraverso il mio servizio del Libro del Mese, aderite entro il 31 luglio al mio Programma Patreon! Il mese prossimo tocca a Günther Anders, con il suo “L’odio è antiquato”!

BUONA LETTURA! 😀 

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La vergogna prometeica: Günther Anders e la paura del presente

La filosofia è invenzione di concetti.
E non esiste concetto più utile alla nostra epoca di quello coniato da Günther Anders: la “vergogna prometeica“.
La leggenda di Prometeo narra di come l’uomo, dopo la sua creazione priva di possibilità di sopravvivenza (a differenza delle altre fiere egli non aveva artigli, né armi naturali), fosse stato aiutato da Prometeo il quale, dopo aver trafugato il fuoco della conoscenza dalla casa di Zeus, lo consegnò all’umanità che da quel momento ebbe la capacità di discernere il bene dal male, ma soprattutto di manipolare la natura per la propria sopravvivenza, sottomettendola all’intelletto: in poche parole, di fare τέχνη, ovvero tecnica.
In questa metafisica della tecnologia, la macchina è separata dal corpo, la cultura dalla natura, e tutto ciò porta inevitabilmente al veloce perfezionamento delle tecnologie a discapito del lento cambiamento dell’uomo stesso che, nell’epoca odierna, si trova a dover fare i conti con la perfezione delle proprie creazioni e all’imperfezione della biologia che lo contraddistingue. Calcolatori perfetti contro una mente più lenta, macchine ultrapotenti di fronte alla fragilità del corpo. L’uomo si vergogna della propria insufficienza al cospetto della straripante perfezione delle macchine che costruisce. La cultura supera la natura, come dice Anders.
Per questo, Anders parla della grande paura del presente: le macchine prendono il sopravvento sull’anima dell’uomo, sulla sua libertà, sulla sua azione.

Voi che cosa ne pensate?

Per approfondire:
G.Anders, “L’uomo è antiquato – Vol.1”: http://amzn.to/1IlZ7Gk 
G. Anders, “L’uomo è antiquato – Vol.2”: http://amzn.to/1xWKg5k
G.Anders, “Diario di Hiroshima e Nagasaki, un testamento intellettuale”: http://amzn.to/1OZ4oH0
F.Lolli, “Günther Anders”: http://amzn.to/1OZ4oXK

Arte Generativa

rizomaLa lotta con il caos non è altro che
lo strumento di una lotta più profonda contro l’opinione,
poiché è dall’opinione che provengono le sventure degli uomini.
Gilles Deleuze, Felix Guattari
Che cos’è filosofia

Le idee generano il mondo.
Non c’è altra lotta se non quella che contrappone coloro che delle idee vogliono fare una proprietà privata a coloro che considerano le idee un patrimonio collettivo di liberazione dell’umanità. Non esiste guerra al di fuori della liberazione o della coercizione della creatività umana.

L’Arte Generativa è il pensiero che pone la produzione creativa non come una conseguenza di un mondo pre-esistente, ma come la condizione necessaria di esistenza di quel mondo che noi oggi vediamo intorno a noi. L’immaginazione crea il mondo. Adamo immagina la propria mano germogliare dal braccio, e solo in quel momento la mano prende forma, come una creazione attiva di un pensiero artistico autonomo. Eva immagina la mela e il serpente, e questi la tradiscono, perché l’immaginazione si ritorce contro la realtà, dopo averla costituita. L’Arte Generativa è l’incantesimo materiale.

Non c’è autore perché l’autore stesso viene prodotto dal generarsi dell’opera. 

L’opera d’arte si genera entro un campo creativo probabilistico in cui si intersecano le molteplicità del mondo: l’occhio del fruitore e la mano dell’artista, il suono ambientale e le polveri del pavimento, l’interpretazione del critico e la sofferenza della madre dell’autore. Una volta generata, crea un suo proprio ambiente generativo, nel momento in cui modifica con la sua stessa esistenza l’occhio dello spettatore, la mano dell’artista, l’ambiente circostante, venendone a sua volta modificata. L’opera generativa è flusso, non punto, è macchina desiderante e non meccanismo autonomo.
Non è prodotto, è organismo producentesi producente.

Il mondo si divide tra chi possiede economicamente l’opera e chi ne viene posseduto, possedendola spiritualmente e carnalmente. La guerra del nostro tempo, come ogni guerra di ogni tempo, si basa sul possesso delle idee, sulla loro natura, ma soprattutto sulla loro liberazione. Il web è il linguaggio principale con il quale oggi combattiamo la liberazione della creatività, è il sentiero battuto (ma non ancora a sufficienza) per raggiungere la meta che i due opposti schieramenti si sono posti: rinchiudere la creatività dentro le mura del possesso, dell’io, dell’ego e dell’economia, oppure liberarne le forze creative, mettendole a disposizione di ogni mente, ogni uomo, ogni singolarità esistente, come un’opportunità.

Imprigionare l’immaginazione o permetterle di liberarci, liberandola?

Io sono schierato dalla parte di chi combatte per liberare l’immaginazione perché la mia coscienza, la mia persona, il mio pensiero non mi appartengono. Sono il frutto di macchine desideranti, flussi collettivi, campi magnetici e probabilistici che mi prevedono come una casualità necessaria e inevitabile, e come tale mi chiedono di essere flusso libero e non punto egotista.

Io sto dalla parte di chi vuol restituire all’intelligenza comune il suo primato sull’economia d’interesse personale.

L’Arte Generativa è l’immagine della creatività del nostro tempo.

Rosetta

rosettaIl mondo è ciò che ci viene raccontato.
Ciò che accade in queste ore è esattamente la dimostrazione che ogni cosa è narrazione.

Narrazione è vedere una stella cadente e raccontarle i desideri più nascosti, ma è anche guardare verso il cielo e sentire la crescente paura che la volta celeste ci cada sulla testa. Narrazione è ciò che la televisione e i mass media ogni giorno ci ripetono, cioè che l’umanità è un agglomerato di tristezza, assassini, stupratori, burocrati e tristi figuri, e al tempo stesso è guardare a una cometa per cercare l’ennesima prova (ce ne fosse bisogno) del fatto che l’umanità è composta di idee incredibili, individui straordinari e traguardi impensabili. Narrazione è osservare quella cometa e raccontare il pericolo che essa rappresenta oppure guardare a quella cometa come a un’opportunità. Narrazione è sentire il mondo come un coacervo di morte, distruzione e terrore, oppure raccontarlo come la possibilità di esistere, di esplorare, di conoscere.

Ecco, oggi scelgo di farmi raccontare la storia di un’umanità che è riuscita a mettere un proprio artefatto su uno di quegli oggetti che, per duemila anni, sono stati raccontati come segni divini, che oggi vengono raccontati come agglomerati di roccia e ghiaccio vaganti nel sistema solare, che domani chissà cosa potranno mai essere, come saranno narrati.

Scelgo di raccontare la storia di un’umanità degna di essere vissuta, elogiata, narrata.

Scelgo di dire che il mondo non è morte e distruzione, ma è un posto da vivere, conoscere, amare.

Scelgo di capire che viviamo già in una storia di fantascienza.

Io oggi ho scelto di atterrare.