il bosco

Narrativa

Schermata 2015-03-20 alle 12.30.58il bosco è la lacerazione per eccellenza. è una ferita, uno squarcio nell’universo, un ambiente in cui il mondo dei morti si incontra al mondo dei vivi. nel quale il mondo dei morti ritaglia una fetta di appartenenza a questo universo. nel quale il mondo dei vivi si disperde per un istante, toccando con mano, lingua, occhi, la linfa fatale dell’universo di là. il bosco è l’esperienza della morte, l’uomo vi si disperde e vi perisce per rinascere in un corpo nuovo. il bosco pullula di fantasmi e spettri, demoni e dei, non perché uno scrittore di talento ne abbia narrato le ombre, ma perché il bosco è il regno del mistero. nel bosco si celano i segreti nei quali l’esistenza si stravolge, di epoca in epoca, e in esso l’immagine del cosmo viene rovesciata, quando i moti tellurici tra l’universo di qua e quello di là sono tali da sconquassare il tessuto stesso dello spaziotempo. il bosco conserva la storia universale della futilità e la usa contro di noi. abbiate pietà della mia ragione, urla nel silenzio l’uomo persosi nel bosco. abbiate pietà del mio punto di vista intorno alla vita e alla morte, ma gli spettri non hanno pietà, abitano il bosco per cibarsi delle vittime che s’inoltrano in questa faglia dell’inesistenza. il bosco è la vagina dentro cui il mondo si rigenera diverso, dentro cui vengono nascoste le inconfessabili menzogne dei vivi e le straordinarie verità dei morti. tutto ciò che nasce nel bosco deve poi ritornare nel bosco, dicono gli spettri che aleggiano ridicoli, ma il vivo non sa interpretare quella risata perché non conosce il destino che l’attende, non più di quanto l’albero del bosco conosca le ramificazioni infinite che compenetrano il tessuto della Terra, della realtà, dell’irrealtà. attraverso la ferita del mondo, attraverso gli occhi del bosco, si insinuano gli orrori e le nefandezze dell’universo che sta di là, e il bosco attende l’uomo per ucciderlo e rigenerarlo, facendone qualcosa di diverso: un ribelle, un partigiano, uno spettro. il bosco, parlando dal segreto della sua ambiguità cosmica, conosce il nome di ognuno di noi ed è pronto a chiamarci, per inghiottirci e vomitarci, nuovi e senza nome. e chi dimentica la sua magia ne è la vittima designata.

La misura della paura

Narrativa

fear-of-the-dark-2come si misura la paura di un uomo?
si misura con i pollici di buio che lo separano dalla porta invisibile, il fiato che s’addensa, le poche speranze che svaniscono come le urla di qualcuno che precipita nel vuoto. si misura in tremiti quadrati, brividi cubici, al tocco di un polpastrello sulla schiena fredda del torturato, la lama che accarezza l’epidermide, le setole di un ciglio che perdono l’ennesima goccia di sudore. la paura di un uomo si misura senza metro né bilancia, non ha peso né lunghezza, non conosce unità perché manda in frantumi, né convenzione perché è arma non convenzionale. come si misura la paura di un uomo che si accorge di trovarsi in un sentiero senza fine? un sentiero di cui non ricorda l’inizio né vede il termine? come si misurano l’ignoto, il timore, l’incertezza finale del suo passo prima del baratro? si misura in dilatazione d’occhi, in accelerazione di battiti, in accorciamento del respiro? si misura in sangue che scorre più veloce oppure in condensa del sebo sulla pelle? la paura si misura in paranoico voltarsi indietro, in conseguente brancolare nella notte, come in un bosco privo di sentieri, come in città priva di anime. la paura attende e non si fa vedere, parla una matematica strana, ridicolizza i centimetri e le tonnellate, rende leggera la gravità aggravando ciò che non ha corpo. la paura sovverte la fisica e si misura in paradosso, ma non si può quantificare con la velocità di fuga della preda dall’aguzzino, ma nemmeno dai millimetri d’affondo del coltello tra le scapole. non si misura in volt dopo la scarica elettrica dentro i testicoli, né con i decibel crollati a zero prima del morso alla gola. la paura non ha misura, non conosce sensi, non ha forma né quantità. la paura di un uomo si misura solo se l’uomo non ne diviene il metro. perché la paura è un essere a sé.